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24 gennaio, 2026

4 Marzo 2026 ore 20:00.
Villa Romanazzi Carducci.
Una grande serata di ricordo, solidarietà, spettacolo e buoni propositi.
Una cena di altissimo livello con 3 grandi chef.
La presentazione in anteprima del nuovo spot di Ciao Vinny e di come sta nascendo il nostro libro sulla sicurezza stradale.
6 maglie autografate di grandi giocatori all’asta (Lautaro, Modric, McTominay, Dybala, Yldiz e Totti).
Tante tante risate.
E soprattutto un grande obiettivo: donare una “bella somma” al reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari.

Vieni tu. Porta qualcuno.
Aiutaci come hai sempre fatto!

Chiamaci per info.
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4 Marzo 2026 ore 20:00.
Villa Romanazzi Carducci.
Una grande serata di ricordo, solidarietà, spettacolo e buoni propositi.
Una cena di altissimo livello con 3 grandi chef.
La presentazione in anteprima del nuovo spot di Ciao Vinny e di come sta nascendo il nostro libro sulla sicurezza stradale. 
6 maglie autografate di grandi giocatori all’asta (Lautaro, Modric, McTominay, Dybala, Yldiz e Totti).
Tante tante risate.
E soprattutto un grande obiettivo: donare una “bella somma” al reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari.

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23 dicembre, 2025

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Un ricordo un abbraccio

La morte di Vincenzo ha dato vita ad un movimento, un 'credo', una speranza; la sua morte è diventata un simbolo, per me il simbolo è stata la sua vita. Ha fatto del bene anche da morto, attraverso il bene delle persone a lui care. Riposa in pace amico mio, i simili hanno sempre un pezzo di cuore in comune.

23 novembre, 2025

L’ULTIMO VIAGGIO DI LUCA MARENGONI – RACCONTATO DAL SUO PAPÀ MARCO
“Stava andando a scuola, come ogni mattina.
La sua bici era la sua compagna fedele, il suo modo per sentirsi libero, per iniziare la giornata con il vento sul viso e il passo del mondo che scorre. Aveva scelto lui quella bicicletta. Con cura, come sceglieva tutto: la maglietta giusta, la musica da ascoltare, persino le parole quando voleva farsi capire meglio.
Era un ragazzo attento, sveglio, uno di quelli che non avrebbe mai fatto qualcosa senza pensarci. Conosceva via Tito Livio, conosceva i suoi pericoli. Per questo non posso credere che fosse distratto: Luca non si distraeva mai. Era con il suo amico, quello di sempre, il compagno inseparabile dalle medie al liceo. Insieme percorrevano quei chilometri ogni giorno, uno accanto all’altro.
Eppure, quella mattina, tutto si è fermato.
La bici a terra, la corsa contro il tempo, il fiato che manca.
Poi il buio.
Non ti vedremo più arrivare a tavola.
Non sentiremo più i tuoi lamenti per svegliarti al mattino, la tua musica che riempiva casa, le risate improvvise, le discussioni sulle cose che amavi, la tua voce che diceva “Papà, ho deciso”.
Luca decideva sempre.
Decideva con la luce negli occhi.
Ora che tu non ci sei più, siamo precipitati in un buio che non sappiamo descrivere. Ma tu eri luminosità pura, un raggio che ci attraversava. E allora io lo so: quel “raggio di Luca”, come ti chiamavo tra me e me, sarà ciò che ci guiderà adesso.
Faremo quello che tu non hai avuto il tempo di fare.
Racconteremo la tua storia, insegneremo il valore della gentilezza, del rispetto, della prudenza.
Trasformeremo questo dolore immenso in qualcosa che ti assomiglia: luce, fiducia, futuro.
Perché tu, Luca, eri futuro.”
LA CITTÀ CHE PIANGE, L’ITALIA CHE DEVE FERMARE LA STRAGE STRADALE
Nella chiesa dei Santi Nereo e Achilleo non c’erano solo compagni di classe, amici, insegnanti. C’era una città intera. C’erano il sindaco, le istituzioni, le famiglie. C’erano gli sguardi bassi, le lacrime trattenute e quelle lasciate scendere senza più pudore.
Perché la storia di Luca Marengoni non è una tragedia qualsiasi.
È la tragedia che ogni genitore teme.
È il fallimento di un sistema che sulle strade continua a contare vittime giovanissime, troppo giovani per essere parte di una statistica.
Luca aveva quattordici anni.
Un ragazzo brillante, pieno di vita, pieno di futuro. Andava a scuola in bicicletta, una scelta civile, sana, intelligente, come fanno tanti ragazzi in una città che dovrebbe garantire loro sicurezza, non funerali.
Il dolore del padre, Marco, non è solo il dolore di un genitore straziato: è un grido collettivo, un’accusa silenziosa ma potentissima contro tutte quelle circostanze che ogni giorno, nelle nostre città, mettono a rischio chi sceglie di muoversi in modo sostenibile.
Le strade urbane sono diventate, troppo spesso, un campo di battaglia dove i più fragili pagano il prezzo più alto.
Un ragazzo in bici non dovrebbe morire.
Mai.
I funerali di Luca hanno mostrato la bellezza di una comunità unita nel ricordo, ma anche la rabbia sotterranea, il senso di impotenza. Il sindaco Sala ha parlato di lutto cittadino, sottolineando la straordinarietà di questo ragazzo: generoso, brillante, pieno di fiducia nel futuro.
Ma quella fiducia è stata spezzata.
Come si spezza un ramo verde, troppo giovane per reggere l’urto.
Raccontare Luca significa raccontare una responsabilità collettiva:
– la responsabilità di rendere più sicure le strade,
– di proteggere chi va a scuola,
– di educare alla prudenza,
– di rendere impossibile ciò che oggi, troppo spesso, accade.
La morte di Luca non può diventare un ricordo che svanisce con il passare dei giorni.
Deve essere un punto di svolta.
Un monito.
Un impegno.
Perché nessun altro ragazzo, nessun’altra famiglia, debba attraversare la stessa devastazione.
Luca non c’è più.
Ma quel “raggio di Luca” — come suo padre lo chiama — può ancora illuminare la strada verso un futuro in cui nessuno finisca così, lungo un marciapiede, mentre andava semplicemente a scuola.
Un futuro che dobbiamo costruire noi.
Adesso.
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16 novembre, 2025

#giornatamondialevittimedellastrada ... See MoreSee Less

16 novembre, 2025

Foto dal post di Carla Palone ... See MoreSee Less